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DAVIDE PERON – “Inattesi” (Album) – Il quinti lavoro del cantautore avvolge l’ascoltatore con il suo calore

Il vicentino Davide Peron presenta il suo quinto lavoro, “Inattesi”, prodotto da New Model Lab. Temi sociali, politici e sentimentali continuano ad essere elementi di una formula che l’ha portato a catturare l’attenzione fin dal ’98.

Il cantautore Davide Peron in una foto promozionale per il suo quinto album “Inattesi”.
Il cantautore Davide Peron in una foto promozionale per il suo quinto album “Inattesi”.

È difficile inquadrare lo stile cantautorale di “Inattesi” di Davide Peron, brillante artista dalla maturata esperienza musicale. D’altro canto è chiaro come la luce del giorno l’effetto della sua musica, che avvolge il cuore in un caldo plaid di dolcezza e morbidezza.

“Abbiamo pensato a giocare” è uno scroscio di arpeggi al pianoforte, che guizzano argentini rimbalzando sui muri per finire sul manto stradale. Il cantautore miscela dolcezza ed energia. La sua poesia inizia sommessa, sembra quasi un riscaldamento ed un esercizio tecnico. Vale sia per la parte vocale che quella strumentale. Con lo scorrere dei minuti l’arpeggio si complica e la vocalizzazione si fa più calda e acuta.

Al termine della traccia l’autore ha esplicitato la chiave per accedere al significato corretto del testo. L’accompagnamento si trasforma da acustico ad elettronico, strizzando l’occhio anche all’effettistica, abbinata con cura al messaggio che lascia. Scelta eccessiva che rischia di essere di pessimo gusto. Davide Peron sembra avere un udibile feticismo per sonorità etniche, che rielabora secondo un gusto occidentale, permettendo all’ascoltatore di condividerlo senza troppe reticenze. L’intreccio di pianoforte e chitarra compone in maniera coerente le armonie casuali degli scaccia-pensieri.

Lo sviluppo di “L’attesa vuol cura” prende una svolta decisiva dando corpo alla melodia, accentuando la linea delle quattro corde. La sterzata che porta dalla predominanza del pianoforte a quella di chitarra e basso è sportiva ed elegante. La traccia si chiude con una nenia, indizio sull’identità del destinatario. Questa seconda scelta è più felice della prima. “Filastrocca” ha un piglio decisamente più allegro rispetto alle prime tracce. Orecchiabile e facile da memorizzare proprio come una filastrocca, la traccia sembra essere pensata per l’età verde, e non si fa fatica pensarla cantata da bimbi di quella fascia di età.

Davide Peron sembra avere un udibile feticismo per sonorità etniche, che rielabora secondo un gusto occidentale.

“Fiore de campo” è una variazione nell’ascolto di “Inattesi”. Se da un lato Davide Peron ci ha già abituati a intermezzi parlati a fine traccia, con “Fiore de campo” elimina la parte cantata. L’ode alla forza della semplicità a scapito di ogni avversità, attraverso metafore tratte dalla bellezza spontanea della natura, sceglie come accompagnamento chitarra acustica ed elettrica. Con “Il fiore che ho davanti” Davide Peron dimostra davvero di saper stupire. La sua anima profondamente pop si colora di tonalità vagamente rockeggianti. Plasma la melodia sul testo in maniera invidiabile. Mi sembra una sensibilità storica quella che lo porta a rifiutare ogni forma di guerra con una determinata grammatica musicale.

Finalmente arriva in “Inattesi” la ballata d’amore nel senso classico del termine. Nelle altre tracce Davide Peron ha sezionato in vari modi il sentimento che lega inestricabilmente i genitori ai propri figli, dando una sua personale e profonda lettura. In “Prima di” non sorprende di meno. Che “Un silenzio” valga più di mille parole lo sappiamo praticamente tutti. Anche qui il poeta esce fuori dai contesti in cui siamo abituati a collocare la massima. Sta per le mille parole perché le racchiude tutte, e quindi ha il potere di esprimere tutto ciò che l’umano vorrebbe tirar fuori. Interessante la variazione ritmica prima del refrain finale.

Premierei la sfacciataggine di Davide Peron nel proporre diverse volte in 26 minuti le sue parafrasi a fine canzone.

Tra ripetizione ossessiva di schemi e impasti melodici, e sincera volontà di portare a casa ─ non tanto il consenso quanto ─ la comprensione dell’ascoltatore, “Inattesi” è un album molto intimo e personale. Premierei la sfacciataggine di Davide Peron nel proporre diverse volte in 26 minuti le sue parafrasi a fine canzone. Va bene guidare l’ascoltatore, ma è importante lasciarlo libero di ignorare la personale biografia dell’autore che ha ispirato la scrittura di un brano. È un diritto sacrosanto che nessun artista dovrebbe permettersi di ledere.

 

DAVIDE PERON

INATTESI

18 maggio 2018

New Model Label / Udu Records

Scritto da Emanuela Colatosti

Sedicente narratrice di disagio e acuta individuatrice di pressapochismo. Cresciuta a pane e filosofia.

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