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ARMONITE: “Non deve mai mancare il supporto di chi ama la musica”

Paolo Fosso e Jacopo Bigi sono gli Armonite.
Paolo Fosso e Jacopo Bigi sono gli Armonite.
Ciao Paolo! Ti do il benvenuto su Music.it, in rappresentanza degli Armonite. Vorrei rompere il ghiaccio invitandoti a raccontarci un aneddoto relativo alla musica che non hai mai raccontato a nessuno.

A otto anni rischiai di essere espulso da musica perché incapace di cantare. Il mio maestro aveva ragione: cominciai a essere intonato solo col cambio di voce. Allora insistette con mia madre perché mi ritirassi. Un giorno, mentre il maestro era fuori, un compagno andò al piano: “Ehi, vediamo chi indovina che nota è!” e ci sfidò a indovinare senza guardare. Solo io le azzeccai: ho l’orecchio assoluto. Proprio in quel momento arrivò il maestro, che aveva seguito la scena, e mi chiamò fuori per ripetere il gioco. Non senza un certo imbarazzo, fu costretto a chiamare mia madre e le disse che si era sbagliato, che dovevo continuare a studiare.

Lo stile degli Armonite è poliedrico: le atmosfere del vostro ultimo disco sono assai eterogenee. Sapresti illustrarmi le tappe del percorso che hanno portato te e Jacopo Bigi a essere un gruppo oggi?

Una tappa è un punto di arrivo e insieme di partenza, come tutti i punti del percorso. Quindi forse possiamo dire che non esistono tappe: il significato di tappa annega nel flusso scorrevole del tempo e forse conviene pensare, piuttosto, alla direzione del percorso. Rispetto all’album precedente ho voluto allargare lo spettro del genere, ma sempre cercando di restituire unità e omogeneità compositiva ai brani, che per me devono restare immediati nonostante qualche ricercatezza timbrica o ritmica. Così, sono tornato ad attingere alle mie passioni: i film, i libri e i videogiochi, i viaggi e la filosofia, che costituiscono una fonte inesauribile di ispirazione. Quando compongo, penso sempre di accompagnare delle immagini. È questa la direzione che abbiamo intrapreso.

Riconosco in “And the Stars above” un grande potere immaginifico: lo vedrei perfetto per la colonna sonora di un videogioco di ruolo giapponese. Conosci “NieR: Automata” e la sua strepitosa colonna sonora? Mi permetto di consigliartene l’ascolto!

Sono un nerd incallito: amo il cinema, i videogiochi e tutto quello che rappresenta la cultura pop. Conosco bene “NieR: Automata”, che oltre ad essere un gran gioco a tripla A, ha anche una colonna sonora evocativa e imponente in termini di produzione. Lo studio che se n’è occupato è il Monaca Creative Music Studio di Keiichi Okabe, compositore ufficiale del titolo. Mi piacerebbe spostarmi gradualmente verso la musica per videogiochi, magari anche solo a livello personale.

“And the Stars above” vede la partecipazione di numerosi artisti. Com’è stato collaborare con così tante personalità differenti?

Vero, ormai siamo un collettivo musicale. Pianificando la produzione nei minimi dettagli, la gestione diventa agile. Ho lavorato come per una colonna sonora: ho composto tutti i brani, sistemato le parti, le ho stampate e le ho mandate a tutti i collaboratori; poi lo studio di registrazione. Anche se le parti sono scritte, è davvero entusiasmante vedere come ogni strumentista le colora di una propria interpretazione, che impreziosisce il lavoro complessivo.

Tornando agli Armonite, quali sono i vostri progetti futuri? Avete in programma un tour?

Ora sto lavorando a un demo di musiche per film. Intanto stiamo preparando il live: partiremo con un tour in un Paese che è il sogno nel cassetto per quanti, come me, amano la cultura pop. Ma non posso ancora dire niente: la notizia ufficiale fra un paio di settimane!

Se la vostra musica fosse un film, quale sarebbe?

Direi “American Beauty”. È un film che mi colpisce per il tema dell’apparenza, che mi sta particolarmente a cuore. E poi questo disco nasce proprio dalla ricerca della bellezza applicata a contesti diversi e dalla costante ricerca dello spirito. Il titolo, “And the Stars above“, rimanda appunto a un senso di ascensione verticale, verso le stelle, cioè verso l’elevazione spirituale. In ultimo, mi sento vicino al compositore Thomas Newman: mi piace giocare col ritmo attraverso suoni percussivi e puntiformi, pizzicati e colpi d’arco.

Ci tieni ad aggiungere qualcosa per concludere questa intervista?

Un tempo la gente usciva di casa e andava nei locali di musica dal vivo; oggi i locali stanno chiudendo e il mercato della musica dal vivo soffre una crisi senza precedenti. La gente preferisce guardare i propri gruppi preferiti su YouTube. Non dico che è un male, è che stanno cambiando i paradigmi. Quel che non deve mancare, però, è il supporto di chi ama la musica. Supportate la musica che vi piace: cercate di finanziarla in qualche modo, comprate i brani da scaricare, seguite sui social le band che vi piacciono, interagite con loro e magari aiutatele ad organizzare un concerto… Ci vediamo dal vivo!

Scritto da Marco Baldini

Marco, 29 anni, Napoli.
Scrivo da quando ho imparato a scrivere.

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