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THE WHIP HAND e il sound british di SOMETIMES, WE ARE (Album)

La band The Whip Hand.
La band The Whip Hand.

Ho già recensito lavori pubblicati per le etichette MiaCameretta Records e Lady Sometimes Records, nello specifico “Void Dimension” dei The Zoids e “To load the Feeling of a trembling Whisper” di Dull Company Myself, e ci erano piaciuti molto. La copubblicazione dell’LP “Sometimes, We Are” dei The Whip Hand lascia dunque ben sperare.

Si notano alcuni punti di incontro fra questi tre dischi, sebbene ciascuno conservi le proprie peculiarità e specificità. Tutti e tre i lavori subiscono infatti le influenze del rock britannico, allontanandosi di molto dalla musica indie italiana. E questo, visti i risultati, pare sia un bene.

Ma concentriamoci su “Sometimes, We Are” dei The Whip Hand: dieci tracce nebbiose come i tetti di Londra, o come il più malinconico dei ricordi. La voce sussurrata di Luca Occhionigro accompagna l’ascoltatore sul filo crepuscolare del sogno, facendo da controcanto alle due chitarre e ai sintetizzatori. Le tracce sono tutte più o meno movimentate, mai soporifere, anche se forse peccano di una certa ripetitività e a un primo ascolto è difficile distinguerle. Si avverte la mancanza di una ballad a spezzare il palpito incalzante della batteria. “I’ll Never Be (But)”, l’unico brano lento di “Sometimes, We Are”, sembra più una sperimentazione che una vera e propria canzone.

“Sometimes, We Are” dei The Whip Hand è composto da dieci tracce nebbiose come i tetti di Londra, o come il più malinconico dei ricordi.

Le tematiche affrontate nell’album sono quelle legate ai rapporti umani, alla necessità di dover decidere per sé, ai continui mutamenti a cui la vita ci costringe in tutte le sue fasi. Il disco invita l’ascoltatore a riflettere sulle proprie priorità, senza perdere la lucidità necessaria ad affrontare le scelte che influenzeranno il presente e il futuro. Concludendo, “Sometimes, We Are” dei The Whip Hand è un lavoro che poggia su solide basi, benché non sorprenda con particolari slanci di creatività. Forse una maggiore varietà nella composizione e negli arrangiamenti avrebbe giovato a un disco che, a lungo andare, suona un po’ piatto. Tuttavia, non escludo che questo possa rivelarsi un punto di forza.

In fondo, per alcuni, flat is the new black.

 

THE WHIP HAND

SOMETIMES, WE ARE

12 ottobre 2018

MiaCameretta Records | Lady Sometimes Records

Scritto da Marco Baldini

Marco, 29 anni, Napoli.
Scrivo da quando ho imparato a scrivere.

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