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ANTIGONE trionfa all’OFFICINA PASOLINI grazie alla sua attualità

15 e 16 Ottobre al Teatro Eduardo De Filippo | Regia di Massimo Venturiello | con Massimo Venturiello, Carla Cassola, Camillo Grassi, Franco Silvestri, Angelo Tanzi, Giulia Sanna, Ludovica Bove, Stefano De Santis, Francesco Patanè, Giuseppe Spezia, Andrea Colangelo | Prod. Argot Produzioni e Leave Music | 90′.

Giulia Sanna interpreta Antigone nell'omonima messa in scena della tragedia di Sofocle a cura di Massimo Venturiello.

Abbiamo assistito al debutto romano di “Antigone” al Teatro Eduardo De Filippo, sede di Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, con la regia di Massimo Venturiello. Lo spettacolo è già andato in scena a Sarsina per il Plautus Festival, al Teatro Antico di Tindari e al Teatro Antico di Taormina.

“Antigone” è certamente una tra le più note tragedie greche della storia del teatro. Il capolavoro è stato scritto da Sofocle intorno alla seconda metà del V secolo a.C.. Rappresenta l’episodio conclusivo della tragedia del ciclo tebano, dopo “Edipo Re” ed “Edipo a Colono”. È incredibile come questa tragedia riesca ad essere sempre di un’eccezionale attualità, nonostante il passare del tempo.

La messa in scena di “Antigone” ci spinge a riflettere sul ruolo del potere e dell’autorità. In questo adattamento, affidato a Nicola Fano, storico del teatro, autore e giornalista, il ruolo centrale e di spicco è affidato a Creonte. Il tiranno è interpretato con maestria da Massimo Venturiello che entra in scena portando con sé una ventata di energia e vitalità. Nel suo sguardo possiamo cogliere anche una vena di intensa follia e nelle movenze una tempra che incute timore e aderisce perfettamente al ruolo.

Sorprendente e singolare è l’ingresso di Tiresia, interpretato da Carla Cassola. L’entrata in scena avviene su un trono a rotelle dalla platea. Passando tra il pubblico, Tiresia minaccia e intimorisce gli spettatori. Carla Cassola costruisce un Tiresia al contempo minaccioso e beffardo, con cambi voce spaventosi e smorfie impressionanti.

La messa in scena di “Antigone” di Massimo Venturiello ci spinge a riflettere sul ruolo del potere e dell’autorità.

Degna di nota è la scena tra Creonte ed Emone, ruolo affidato a Francesco Patanè. Nell’episodio Emone tenta di convincere il padre a non uccidere Antigone e ad ascoltare il popolo che parteggia per lei. Francesco Patanè crea un Emone inizialmente risoluto, sostenuto da un’urgenza reale. Col procedere della scena, lascia spazio ad una rassegnazione disperata e compassionevole.

Antigone ed Ismene sono interpretate rispettivamente da Giulia Sanna e Ludovica Bove. La fermezza di Ismene nel convincere la sorella a desistere dalla sua decisione, è intrisa di amorevole preoccupazione. Antigone è sicura e procede per la sua strada, nonostante la voce e il corpo di Giulia Sanna ci suggeriscano spesso il contrario.

Vanno certamente spese parole di merito per la scenografia curata nel dettaglio da Alessandro Chiti. Lo spazio scenico è riempito da elementi di forte impatto visivo. L’allestimento si fonde perfettamente con gli straordinari costumi scelti da Helga Williams.

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